Cinque giorni di Torino: un Salone, un miliardo, una porta chiusa.

15 Maggio 2026
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1. Il Salone del Libro torna ed è ancora la festa Giovedì ha aperto al Lingotto la 38ª edizione del Salone Internazionale del Libro. Centinaia in fila prima del taglio del nastro, il ministro della Cultura sul palco, l’Orchestra Suzuki dei ragazzini ai violini e un titolo che è già un manifesto: “Il Mondo salvato dai ragazzini”, omaggio a Elsa Morante. Cinque giorni, 2.700 eventi, 1.250 case editrici. È rimasto uno dei pochi luoghi in Italia dove sembra che leggere conti ancora qualcosa — e il vero miracolo è che continui a essere a Torino.

2. Metro 2: finalmente una gara, non un’altra slide Il 7 maggio è stata pubblicata la gara per le opere civili della Linea 2: un miliardo di euro, due lotti, nove stazioni, lavori previsti fino al 2032. Significa che chi attraversa la città in diagonale dovrà avere ancora pazienza. Ma dopo decenni di rendering, conferenze stampa e annunci sospesi, c’è finalmente un appalto reale con dentro dei numeri veri. Per Torino è la differenza fra una promessa e una politica industriale.

3. La campagna elettorale che a Torino non c’è (ma nella cintura sì) Il 24 e 25 maggio si vota in 23 comuni del torinese: Moncalieri, Venaria Reale, Alpignano, Castellamonte. A Torino città no — Lo Russo è a metà mandato — ma la cintura è ormai il campo di prova politico più interessante dell’area metropolitana. Si capiscono molte cose guardando come si vota a Moncalieri: la classe media torinese vive lì, e lì decide chi sarà la sinistra (o la destra) del 2026.

4. Olimpiadi 2030: la Francia chiude la porta in faccia Martedì è arrivato il colpo. Il Comitato delle Alpi francesi 2030 ha scelto Heerenveen, Olanda, per il pattinaggio di velocità e lo short track. L’Oval del Lingotto resta nel cassetto. Cirio era volato a Tignes per stringere mani, Lo Russo aveva creduto a parole pesanti, e invece niente: l’eredità del 2006 viene di nuovo riconsegnata al mittente. La risposta ufficiale è già pronta — candidatura per i Giochi 2036 o 2040, asse con Milano e Genova — ma è uno schiaffo che brucia. Perché la verità è semplice: ogni volta che Torino prova a farsi scegliere fuori dai confini, qualcuno decide diversamente. E non è più colpa della sfortuna.

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