Sempre più questioni, situazioni e descrizioni sembrano sdoppiare Torino in due città. Una, realista, è quella vissuta dai cittadini. L’altra, immaginifica e non coerente con la realtà, è quella relativa alle azioni del Comune e, in parte di alcune associazioni private.
La seconda sembra confezionare su sé stessa un abito di ottima fattura, giusto per mostrarsi (o mostrare) efficienza e grandi successi. Peccato che questa simpatica finzione, rigida e ingessata, si strappi non appena la questione va portata alla realtà.
Due/tre episodi, avvenuti di recente, ribadiscono questa visione: il festival Todays, le scale mobili della metropolitana e la questione del Parco del Meisino. Tre campi ben diversi, dove la pubblica amministrazione sembra vivere in una realtà parallela. A nulla valgono le rimostranze in tutte e tre le questioni di cittadini, dei giornalisti competenti e dei dati.
Quella del festival Todays, dove si sono espressi sia il critico d’arte Luca Beatrice sia il giornalista Gabriele Ferraris, è l’emblema di una certa saccenza da parte del Comune. In sintesi: non solo si è riusciti a stravolgere un festival che aveva fatto dell’innovazione (tramite la partecipazione di gruppi rock emergenti) la sua bandiera, ma si è andati anche a snaturare un parco naturale (quello della confluenza) costringendo di fatto l’ente Parco del Po a rilasciare un’autorizzazione solo a bando aggiudicato. Ente che, per dovere di cronaca, ha poi espresso le sue perplessità una volta terminato il festival. In pratica il Comune ha fatto il bando, deciso la location e poi solo dopo ha chiesto il parere dell’ente Parco. Non parliamo poi del mix dei gruppi scelti, che solo in due concerti ha fatto registrare un numero di spettatori decente (8000). La scelta del parco della Confluenza come sede del festival lo ha inoltre sradicato dalla sua sede storica (lo Spazio 211 in via Cigna), luogo che poteva essere punto di riferimento per il quartiere Barriera di Milano, in difficoltà da tempo immemore.
La questione delle scale mobili della metropolitana è grottesca. Che fiducia si può avere in un sindaco e un assessore che non sanno monitorare (in anni) l’operato dell’amministratore delegato di GTT? A maggior ragione come mai nella questione è dovuto intervenire il sindaco se c’è un assessore competente?
Come mai quindi il richiamo di Lo Russo, fatto mesi fa, non ha posto rimedio alla situazione? Che ci vuole a riparare le scala mobile costruita da un notissimo, solido e grande gruppo industriale? Solo ora, dopo più di un anno si scuse (cose del tipo: “mancano i pezzi di ricambio”, come se le scale mobili fossero fatte prima della seconda guerra mondiale) si mette in discussione l’amministratore delegato di GTT. Attendiamo una risoluzione del problema a giorni.
Stupisce anche il silenzio delle istituzioni non politiche di fronte a questa vicenda: nessun commento nemmeno a livello informale. Ma questo fa rima con altre “sbracature” che si sono viste a Torino negli ultimi anni. Vivono anche loro su un altro pianeta? Sembra che non “sentano” la città (al contrario dei lettori di “specchio dei tempi”). Verrebbe quasi da fare un colletta, far fare i pezzi di ricambio al Politecnico e andarli a cambiare di persona.
Vicenda ancora più grottesca quella della Cittadella dello Sport al Parco del Meisino, progetto finanziato con fondi PNRR (11,5 milioni di euro). Non richiesta da nessuno, punta a creare strutture sportive nel parco a zona protezione speciale sito accanto al Po in zona Sassi e facente parte della rete Natura 2000.
Nota: proprio il genere di parchi che la città metropolitana si è impegnata qualche giorno fa con atto formale a difenderle meglio.
Anche in questo caso l’idea, frutto del “vulcanico” assessore Carretta, è stata presentata ai cittadini una volta fatto il progetto e ottenuto il via dal ministero dello sport. Anche in questo caso l’ente parco del Po si è trovato di fronte al fatto compiuto, bocciando inizialmente il progetto per poi approvarlo (con una
lunga lista di prescrizioni). Nota: le spese di gestione di questo sito saranno di 500.000 euro all’anno. Ma chi le pagherà visto i bilanci del Comune (ricordiamo che in passato sono mancati i soldi per il servizio bus ai disabili e che a Mirafiori e Barriera di Milano non ci sono o saranno demolite strutture sportive)?
Anche qui una seconda città si è sovrapposta alla realtà, con nessuna visione della realtà (o meglio: forse le visioni sono altre, ben precise, ma non riguardano il bene pubblico).
Le Due Città