Per uno sviluppo armonico della città

9 Agosto 2024
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Ci risiamo. Complice la “pausa” estiva emerge l’ormai eterna contrapposizione sulle teorie di sviluppo della città. La notizia della vendita della Comau ha portato una serie di considerazioni, tra le quali ha preso piede quella del’ex dirigente Giorgio Garuzzo (che aveva fondato l’azienda). A suo dire questa vendita potrebbe rappresentare un serio pericolo per l’industria (o meglio di quello che ne rimane a Torino). A questo punto l’attenzione si è spostata su quelle che possono essere i settori di sviluppo di Torino.
Ovviamente la parte del leone, a livello mediatico, lo fa il settore turistico. Su questo ha puntato l’attenzione Giancarlo Banchieri, presidente di Confersercenti, che già qualche giorno fa aveva fatto parlare di sé per via dell’espansione del numero degli Airbnb (a suo dire eccessiva). Banchieri ha difeso il turismo. Giustamente, ma occorre stabilire qual è il suo peso specifico nell’economia della città e quali vantaggi porta.
Come amo ripetere il turismo deve rappresentare la ciliegina sulla torta dell’economia della città, ma non la torta. La narrazione della città post industriale, sviluppatasi soprattutto dopo le Olimpiadi, ha fatto sì che a questo settore si affidasse il rilancio della città.
Ma, al di là di questo, occorre mettere delle solide fondamenta. Strutture che non possono che venire dall’industria avanzata e dal terziario. Torino non è una città turistica e basta leggere i dati di realtà come Roma, Firenze e (parzialmente) Milano per rendercene conto.
La sua identità si deve sviluppare seguendo linee ben precise. Quello che manca, forse per progetti fuori dalla realtà come TNE, è stata un cabina di regia in grado di creare possibilità ben definite. Esiste l’aerospazio per esempio, ma allora si dovrebbe concretizzare quel “distretto” (anche con operazioni di comunicazione) che portano la città ad esserne un punto di riferimento in Europa. L’altro ieri, per esempio, la capsula di rifornimento Cygnus per la stazione orbitante ISS ha eseguito per l’ennesima volta la sua missione. Pochi sanno che è parzialmente fatta a Torino, così come parti della futura piccola stazione orbitante intorno alla Luna. La stessa ISS ha diversi moduli fatti in corso Marche.
In sostanza: nulla contro il turismo (la cui promozione risente comunque di mancanza di sinergie tra i vari enti pubblici che promuovono la città e la regione). Però questo squilibrio e questa esaltazione per i grandi eventi (ottimi, ma occorre lavorare sulla base) non ha fatto altro che nascondere la grande crisi dell’industria, per la quale si devono muovere con più lucidità sia il Comune sia la Regione. Senza questo impegno si ha la sensazione di una città senza guida, dove le cose succedono quasi per caso. Chiudiamo con una nota: bene ha fatto Banchieri a parlare del problema di Lingotto Fiere (gestito da una società privata, nelle altre città le fiere sono a guida pubblica) e dell’Aeroporto di Caselle. Due riferimenti
precisi, fatti da luoghi dove il turismo e l’industria si incontrano idealmente. Entrambi sono luoghi di “passaggio” e il loro livello di produttività o l’osservazione numerico/qualitativa dei loro utenti possono dare bene l’idea di cosa si muove a Torino. La sintesi dell’articolo potrebbe essere questa: si agisce (e si parla) poco riguardo possibili soluzioni di un problema grave (le nuove aree di sviluppo industriale di Torino) e si parla tanto e si fa molto per il turismo (forse sopravvalutando il suo apporto in termini
economici). Non sarà questo settore a rilanciare Torino, ma il suo apporto non è indifferente in questo momento. Come dice il rapporto Rota: occorre essere realisti.
PS: come già detto Banchieri qualche giorno fa aveva detto che ci sono troppi Airbnb in città. Questo stride con lo sviluppo turistico di cui parla ora. Un visitatore a Torino compra nei negozi di prossimità, fa muovere il commercio e la ristorazione, porta la “reputazione” della città nel suo paese di provenienza. Probabilmente il numero di Airbnb a Torino è sì eccessivo in relazione alla domanda, ma è doveroso dire che dietro ogni struttura c’è una persona che ha imparato ad essere un piccolo imprenditore e che si sforza di far fare bella figura alla propria città.

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