Si sta perdendo l’opportunità di promuovere in modo costante e duraturo il design in
Piemonte?
Su quest’attività ci sono luci e ombre. Tra le luci figurano sicuramente, in questo decennio, belle iniziative come la mostra “Piemonte Torino Design”, organizzata prima della nomina di Torino a World Design Capital (poi concretizzatasi nel 2008).
In quella mostra, organizzata in alcuni spazi della Biblioteca Nazionale, erano esposti molti dei progetti di industrial design realizzati da aziende e designer torinesi.
Fu un’ottima iniziativa, il cui ricordo resta però in un catalogo cartaceo e (cercando bene) in qualche sito internet. Da allora nessuna iniziativa ha saputo mettere bene in evidenza quest’importante asset del nostro territorio.
Le ultime notizie di questi o altri oggetti risalgono a qualche anno fa, quando mi giunse voce che erano “custoditi” in qualche container del Politecnico di Torino, tra l’altro soggetto ad infiltrazioni d’acqua.
Da allora si è poi organizzato Torino World Desing Capital, con mostre temporanee. Una possibilità per il futuro della promozione del design piemontese sembrava nascere con l’istituzione del Circolo del Design, situato prima nei locali del centro congressi della Camera di Commercio e poi in altri locali vicini, sempre di proprietà della Camera di Commercio.

Tuttavia l’attività di quest’ultimo (composto da 9 persone fisse in organico) a mio parere dovrebbe essere molto rivista. L’accesso è riservato ai soci (10 euro), mentre qualche attività non è inerente prettamente al design (manca inoltre un’esposizione fissa…assurdo se si pensa all’interesse che potrebbe destare). Quello che andrebbe fatto è creare uno spazio aperto a tutti, dove fare un’esposizione permanente simile a quella citata prima (Milano ha l’ottima Triennale e il Museo dell’ADI). Finora l’unica vera mostra dedicata al design è una parte dell’esposizione del Mauto (con una parte dedicata al design delle vetture e l’ottima galleria dei designer che sono nati o hanno lavorato in Piemonte). Manca anche un itinerario dedicato, nonostante un’iniziativa privata.
Oltre alla disorganizzazione del “sistema design” torinese c’è da segnalare la grave “perdita” della Collezione Bertone, trasferita da Caprie alla Malpensa (nel museo del volo di Volandia). La collezione, salvata dallo smebramento dall’Automotoclub Storico Italiano (in seguito alla chiusura della Bertone) è stata però trasferita fuori dai confini regionali, privandolo così di un eccezionale asset. Sarebbe un po’ come se Firenze perdesse il David di Michelangelo (e nessuno si lamentasse). Ricette per il futuro? 1) Creare una “case del design”, accessibile a tutti dove ospitare tutte le principali opere del design piemontese 2) Riportare la collezione Bertone a Torino 3) Creare un itinerario in grado di valorizzare
questi punti.