La contaminazione degli spazi e delle idee da sempre contribuiscono a far crescere la forza delle città. In un processo di delicato ma costante cambiamento Torino ha nel suo mazzo di carte il design automobilistico, lavoro estetico che si è sposato con la tecnica automobilistica a partire degli inizi del secolo scorso.
A Torino non mancano le strutture dove questo è raccontato, con musei e istituzioni che hanno un primato nazionale per quanto riguarda non solo la produzione di massa ma anche la ricerca e la realizzazione di veicoli unici. Punto di riferimento per tante strutture straniere, Torino si è resa protagonista nel fine settimana di inizio giugno di un evento nato dalla collaborazione tra Barriera Design District e la tedesca Konzepthaus con Pistons & Pretzels, un format che continua ad evolversi mantenendo al centro ciò che lo ha sempre definito: creare connessioni autentiche tra persone accomunate dalla passione per il design automobilistico.
Dopo le precedenti tappe torinesi ospitate presso Pininfarina a Cambiano e l’Heritage Hub di Stellantis a Mirafiori (e le edizioni internazionali in città come Bicester, Los Angeles, Monaco di Baviera e Göteborg), l’edizione 2026 ha trasformato i Docks Dora in uno spazio aperto di confronto tra heritage, industria creativa e futuro della mobilità.
200 ospiti, più di 40 veicoli esposti e tre giornate dedicate al dialogo tra design, cultura automobilistica e innovazione: Pistons & Pretzels Torino ha concluso la sua terza edizione confermando il proprio ruolo come punto di incontro internazionale per il mondo del cardesign.
Workshop, attivazioni e momenti di networking hanno accompagnato il programma culminato nell’evento principale di domenica: una giornata che ha riunito aziende, designer, studenti, professionisti e appassionati in un contesto dove il design è stato protagonista non solo come linguaggio estetico, ma come strumento culturale e di dialogo.
Tra gli elementi centrali dell’edizione 2026, l’esposizione automobilistica ha raccontato differenti interpretazioni del design italiano attraverso una selezione di vetture iconiche e progetti contemporanei. Pininfarina ha portato a Torino tre modelli simbolo della propria storia e visione progettuale. Tra questi, la Mythos (1989), concept sviluppato come esercizio di stile e ispirato alla tradizione delle dream car italiane, basato sulla meccanica Ferrari Testarossa e oggi conservato presso la sede di Cambiano: una presenza rara che ha permesso al pubblico di osservare da vicino uno dei progetti più radicali nella storia del marchio.
Accanto alla Mythos era presente la Sergio (2013), la barchetta a due posti realizzata in memoria di Sergio Pininfarina e sviluppata sulla piattaforma Ferrari 458. Il progetto rappresenta una reinterpretazione estrema ed essenziale del concetto di roadster, distinguendosi per superfici scolpite, proporzioni puree per il caratteristico sistema di “virtual windscreen” sviluppato in galleria del vento.
A rappresentare il presente e il futuro del brand è stata invece la Battista Edizione Nino Farina, versione esclusiva della hyper GT elettrica ispirata al primo Campione del Mondo di Formula 1. Granstudio, invece, partecipa portando la Dallara Stradale, primo modello stradale omologato del marchio e oggi considerato una delle vetture italiane più rappresentative del XXI secolo. Il progetto racconta il trasferimento del DNA motorsport in una nuova esperienza di guida attraverso un processo progettuale che integra design, ingegneria e metodologie phygital.
Con StudioTorino è stato celebrato il sessantesimo anniversario della Lamborghini Miura, riconosciuta come una delle vetture che più hanno influenzato il linguaggio del design automobilistico contemporaneo e l’immaginario della supercar moderna.
Tra gli altri partner presenti: Goodwool, che ha presentato una creazione tailor-made dedicata proprio alla Miura; e il Museo Nazionale dell’Automobile – MAUTO, contribuendo a rafforzare il legame tra cultura automobilistica, patrimonio progettuale e territorio torinese. Accanto all’esposizione, il programma dei Design Talks ha rappresentato uno dei momenti dell’intera manifestazione. Come dimostra la recente ondata di clamore suscitata dalla Ferrari Luce, il tema del design è sempre sentitissimo.
Ad aprire il ciclo è stato “No Fake Car Culture” con Davide Ferraiuolo (DaveOnCars), che ha proposto una riflessione sul valore emozionale dell’automobile e sul ruolo del design come elemento capace dicostruire identità, memoria e appartenenza.Tra gli incontri più attesi, “La forma della tecnica: cultura del design e ingegneria”, che ha portato sul palco Paolo Dellachà, CEO di Pininfarina e il Maestro Leonardo Fioravanti in una conversazione sul rapporto tra intuizione progettuale, innovazione tecnologica e identità del design italiano.
Con “Oltre la forma: quando il design automobilistico è diventato un’esperienza”, Giovanni Paolo Aquinardi di Granstudio, si è approfondito l’evoluzione del progetto automobilistico verso sistemi di esperienza sempre più integrati tra fisico e digitale, portando l’esempio del loro Digiphy. Il confronto è proseguito con “Dalla matita al codice: cosa stiamo perdendo nel designautomobilistico?” con Michele Albera e David Wilkie, dedicato alla trasformazione del ruolo del designer nell’epoca degli strumenti digitali e dell’automazione.
A chiudere il programma, “Design, media e percezione: come cambia il racconto dell’automobile” con Federico Ferrero e Michele Albera, confronto che ha offerto una riflessione sul rapporto tra comunicazione, percezione pubblica e costruzione dell’identità automobilistica contemporanea.
Con la sua terza edizione torinese, Pistons & Pretzels conferma la propria ambizione di costruire una piattaforma internazionale di incontro tra cultura del progetto, industria e comunità creativa, rafforzando il ruolo di Torino come capitale presente e prossima del design automobilistico.